“È nel dare che riceviamo”

Oggi ricordiamo San Francesco, e con lui una frase che la tradizione gli attribuisce e che racconta, meglio di molte relazioni annuali, il senso del nostro lavoro: è nel dare che riceviamo.
Chi si occupa di solidarietà lo sa bene. Si parte convinti di portare qualcosa e si torna con le mani piene: il sorriso di una madre, la fiducia di una comunità che ti apre la porta, la forza di chi ricomincia da zero. Non è retorica. È ciò che accade a chiunque incontri davvero un’altra persona, senza lasciare che tra chi aiuta e chi viene aiutato resti una distanza.
Francesco lo scoprì scendendo da cavallo per abbracciare un lebbroso. Nel suo Testamento ricorda che quel gesto, che gli era sembrato impossibile, gli cambiò il cuore: ciò che prima era amaro si trasformò in dolcezza. Non era andato a fare del bene a qualcuno. Si accorse che, abbracciandolo, stava ricevendo.
Il dono, dunque, non è mai a senso unico. Crea un legame, e un legame cambia entrambe le parti. Chi dà smette di essere soltanto colui che aiuta e diventa fratello, compagno di strada. Chi riceve smette di essere soltanto colui che ha bisogno e torna a essere protagonista della propria storia.
È l’insegnamento che il CVM cerca di seguire ogni giorno. In Etiopia e in Tanzania, portando acqua pulita alle comunità rurali, difendendo i diritti e la dignità delle lavoratrici domestiche, accompagnando i bambini di strada e le giovani madri verso l’autonomia. E qui, nelle Marche, accanto a scuole e insegnanti, perché anche l’educazione alla cittadinanza globale è un modo di scendere da cavallo. In ogni progetto non ci sono beneficiari da una parte e benefattori dall’altra, ma persone che camminano insieme, ciascuna con qualcosa da dare e qualcosa da ricevere.
Perché ogni incontro, quando è vero, ci lascia più ricchi di prima.
Grazie a chi sceglie di dare con noi. E di ricevere.








